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Iperammortamento 2026: un’opportunità concreta per investire nei magazzini automatici ICAM

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La Legge di Bilancio 2026 introduce un’importante novità per le imprese che intendono investire in tecnologia e automazione: il ritorno dell’iperammortamento, una misura che rafforza il sostegno agli investimenti produttivi e apre nuove prospettive per chi guarda al medio-lungo periodo.

Accanto all’iperammortamento, il quadro degli incentivi si completa con la conferma della ZES Unica, rifinanziata per il triennio, e con il mantenimento della Nuova Sabatini, a supporto degli investimenti finanziati. Un insieme di strumenti che restituisce maggiore stabilità e prevedibilità alle decisioni industriali.

Per le imprese che stanno valutando l’automazione e la digitalizzazione dei processi di magazzino, il 2026 rappresenta quindi un momento favorevole per pianificare investimenti strutturali, sfruttando un contesto normativo più chiaro, stabile e orientato alla crescita industriale.

Dal credito d’imposta alla deduzione maggiorata: cosa cambia davvero

Il primo aspetto da chiarire è lo strumento.

Con Transizione 4.0 e 5.0 il beneficio era un credito d’imposta, utilizzabile in compensazione, spesso anche in presenza di perdite fiscali. Dal 2026 il legislatore cambia impostazione: niente più crediti, ma deduzione fiscale maggiorata dal reddito d’impresa.

In concreto:

  • non si incassa liquidità immediata;
  • si riduce in modo significativo l’imponibile fiscale negli anni.

È un meccanismo più coerente con investimenti strutturali, come un magazzino automatico, e pensato per imprese che investono con una visione industriale di medio periodo.

Il dato che conta: fino al 180% di deduzione

Il cuore dell’iperammortamento 2026 sta nelle aliquote di maggiorazione, articolate su tre scaglioni:

  • 180% per investimenti fino a 2,5 milioni di euro
  • 100% per la quota tra 2,5 e 10 milioni
  • 50% tra 10 e 20 milioni

Per la prima fascia, la più comune nei progetti di automazione intralogistica, il messaggio è immediato: investi 100, fiscalmente ne deduci 280.

La misura diventa così una leva concreta per realizzare progetti capaci di portare maggiore efficienza nello stoccaggio, migliorare la gestione dei materiali e integrarsi con i sistemi gestionali e le linee produttive.

Quali beni rientrano nell’iperammortamento

L’iperammortamento 2026 si applica ai beni strumentali nuovi ad alto contenuto tecnologico (allegato IV), destinati a strutture produttive situate in Italia e interconnessi ai sistemi aziendali.

Rientrano pienamente in questo perimetro i magazzini automatici, intesi come sistemi integrati per lo stoccaggio, il prelievo e la movimentazione dei materiali. Soluzioni come i magazzini automatici ICAM non sono semplici macchine, ma asset strategici in grado di migliorare efficienza operativa, tracciabilità e continuità dei processi.

Accanto ai beni materiali, la normativa include anche i beni immateriali (allegato V), come i software legati alle macchine produttive, escludendo quindi i gestionali puri.

Chi può accedere e a quali condizioni

L’iperammortamento è riservato alle imprese titolari di reddito d’impresa con strutture produttive localizzate in Italia. Sono quindi esclusi i professionisti, mentre rientrano imprese individuali, società di persone e società di capitali.

Gli investimenti devono riguardare beni nuovi, destinati all’attività produttiva e conformi ai requisiti di interconnessione previsti dalla normativa. Un vincolo centrale riguarda l’origine dei beni: dal 2026 sono agevolabili solo macchinari e sistemi prodotti in Unione Europea o nello Spazio Economico Europeo (UE/SEE).

Il beneficio si traduce in una deduzione fiscale e richiede quindi un reddito d’impresa positivo. In caso di esercizi in perdita, la quota non si perde ma viene riportata agli anni successivi, quando l’imponibile tornerà capiente.

Come si applica l’iperammortamento

L’iperammortamento consente di dedurre dalle tasse un valore più alto rispetto al costo reale del bene, distribuendo il beneficio nel tempo. La deduzione avviene ogni anno nella dichiarazione dei redditi, seguendo le normali regole di ammortamento.

Un esempio aiuta a capire meglio:
per un progetto intralogistico che prevede l’installazione di più magazzini automatici, con un investimento complessivo di 200.000 euro, rientrante nella fascia con maggiorazione del 180%, il valore fiscalmente ammortizzabile sale a 360.000 euro.

Applicando un coefficiente di ammortamento del 15%, nel primo anno l’impresa potrà dedurre 27.000 euro (il 7,5% di 360.000), mentre dal secondo anno in poi la quota annua deducibile sarà pari a 54.000 euro, fino al completo ammortamento.

In caso di acquisto mediante leasing, si riducono i tempi di ammortamento, fino a dimezzarsi.

La misura dell’iperammortamento è cumulabile con altre agevolazioni:

  • ZES Unica (a condizione che non si agevolino le stesse quote di costo e che il totale dei benefici non superi il costo sostenuto)
  • Nuova Sabatini (nei limiti delle spese effettivamente sostenute e nel rispetto delle intensità massime di aiuto previste dalla normativa UE)

Un orizzonte temporale finalmente stabile

Altro elemento chiave: il tempo.

L’iperammortamento si applica agli investimenti effettuati:

  • dal 1° gennaio 2026
  • fino al 30 settembre 2028

Quasi tre anni di stabilità normativa, che consentono alle imprese di pianificare per fasi, distribuire l’investimento nel piano industriale ed evitare decisioni affrettate legate alle scadenze.

Il vincolo “Made in EU”

Dal 2026 l’iperammortamento si applica solo a beni prodotti in UE o SEE.
È una scelta politica legata a reshoring industriale, autonomia strategica europea e riduzione delle dipendenze extra-UE.

Questo vincolo restringe il perimetro dei fornitori, ma tutela chi investe in soluzioni industriali solide, tracciabili e pensate per durare nel tempo.

Per chi opera con fornitori europei strutturati come ICAM, non è un limite: è una garanzia.

Adempimenti da conoscere

Per accedere all’iperammortamento sono previsti alcuni adempimenti formali, già noti alle imprese che hanno utilizzato misure analoghe negli anni passati. In particolare, è richiesta una comunicazione preventiva al MIMIT, una perizia tecnica che attesti le caratteristiche del bene e la sua interconnessione ai sistemi aziendali e comunicazione di completamento (da inviare entro il 15 novembre 2028).

È inoltre previsto un vincolo di mantenimento dell’investimento: i beni agevolati devono rimanere nella disponibilità dell’impresa per almeno 5 anni (ridotti a 3 anni per le PMI). Si tratta di una condizione coerente con la natura dell’incentivo, pensato per sostenere investimenti strutturali e di lungo periodo.

ZES Unica: dove il vantaggio diventa ancora più forte

Se l’iperammortamento è la leva fiscale, la ZES Unica è l’acceleratore dell’investimento.

La misura è stata rifinanziata per il triennio 2026-2028, con una dotazione complessiva di circa 4 miliardi di euro, di cui 2,3 miliardi già destinati al 2026.

Le regioni coinvolte

Oltre alle regioni storicamente incluse nel Mezzogiorno (Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia) rientrano nella ZES Unica anche Abruzzo, Marche e Umbria (limitatamente ad alcuni comuni individuati dalla Carta degli aiuti a finalità regionale 2022-2027).

Un’estensione che apre opportunità concrete anche per il Centro Italia.

Quanto può valere il credito ZES

Il credito d’imposta ZES può arrivare fino al 70% dell’investimento, in funzione di:

  • dimensione dell’impresa,
  • area geografica,
  • localizzazione in zone speciali, come quelle del Just Transition Fund.

Alcuni esempi aiutano a comprenderne l’impatto reale:

  • fino al 60% per micro e piccole imprese in Calabria, Campania, Puglia e Sicilia;
  • fino al 70% per investimenti localizzati nell’area di Taranto;
  • fino al 35% in Abruzzo, Marche e Umbria.

Il credito è accessibile per investimenti a partire da 200.000 euro e fino a 100 milioni di euro per singolo progetto, ed è cumulabile con l’iperammortamento e con la Sabatini, nel rispetto dei limiti previsti dalla normativa UE e che non ci sia doppia agevolazione sullo stesso costo.

Per approfondimenti sulla ZES UNICA visita la sezione dedicata della Presidenza del Consiglio dei Ministri

Nuova Sabatini: un supporto finanziario complementare

Accanto alle agevolazioni fiscali, la Nuova Sabatini, confermata dalla Legge di Bilancio 2026, continua a rappresentare uno strumento di supporto per le imprese che investono in beni strumentali attraverso il credito bancario.

La misura prevede un contributo in conto interessi a fronte di finanziamenti bancari o leasing destinati all’acquisto di macchinari, impianti e tecnologie produttive. Il contributo è calcolato su 5 anni al 2,75% per investimenti ordinari e al 3,575% per beni Industria 4.0 e a basso impatto ambientale. La garanzia di Stato è rappresentata dall’accesso al Fondo di Garanzia PMI fino all’80% del finanziamento.

La Nuova Sabatini contribuisce quindi a ridurre il costo del finanziamento, facilitando l’accesso al credito, in particolare per le PMI.

Uno strumento di rilievo in particolare per gli investimenti in centro e nord Italia, non coperti dalla ZES.

La Nuova Sabatini è potenzialmente cumulabile con altre misure incentivanti: Iperammortamento  e ZES Unica (nei limiti delle spese effettivamente sostenute, purché non si superino le intensità massime previste dalla normativa UE sugli aiuti di Stato).

Perché oggi conviene pianificare l’automazione intralogistica

La combinazione tra iperammortamento 2026-2028, ZES Unica rifinanziata e Nuova Sabatini crea un contesto in cui l’automazione del magazzino non è più solo una scelta tecnologica, ma una decisione industriale strategica economicamente sostenibile.

Chi pianifica oggi:

  • riduce il costo reale dell’investimento,
  • aumenta efficienza e controllo,
  • mette al riparo il progetto da continui cambi normativi.

Il 2026 è il momento giusto per il tuo progetto di automazione di magazzino che accompagnerà il tuo business nei prossimi 10 anni.

Chi pianifica adesso, investe meglio.

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