I magazzini verticali automatici (VLM) sono per il terzo anno consecutivo la tecnologia di automazione di magazzino più adottata dalle aziende italiane. Non è una tendenza di mercato generica: è il dato più solido che emerge dall’Osservatorio sull’Automazione dei Magazzini (OSAM), la ricerca condotta da LIUC Università Cattaneo e dalla rivista Logistica, pubblicata nell’ambito del dossier Magazzini Verticali Automatici, nel numero di marzo 2026.
Una ricerca su oltre 1.000 aziende italiane, con un approfondimento specifico su circa 50 utilizzatori di VLM, selezionati tra chi ha già implementato questa tecnologia o è attivamente in fase di valutazione. Il risultato è una fotografia precisa, non una promozione di categoria.

Questo articolo usa quei dati per rispondere alle domande che contano davvero prima di acquistare un magazzino verticale automatico: perché le aziende lo scelgono, cosa si aspettano, in quanto tempo rientrano dell’investimento, e soprattutto cosa distingue un VLM generico da una soluzione che porta valore nel tempo.
Perché le aziende scelgono un VLM: i dati della ricerca OSAM
La survey OSAM ha chiesto ai rispondenti di indicare le motivazioni principali che li hanno spinti a considerare un VLM. Il risultato, ordinato per rilevanza, racconta qualcosa di molto preciso sulle priorità reali delle operazioni:

Il dato che più colpisce non è il primo posto dello spazio, quello è atteso. È il quarto posto del software integrato (3,8/5). Le aziende non stanno cercando una macchina: stanno cercando un sistema che si colleghi con i loro gestionali, tracci i materiali, dia visibilità alle giacenze.
Chi vende solo ferro, senza portare questa visione, vende contro la direzione del mercato.
Payback e decisione: i numeri che la finanza vuole sentire
La domanda sul ritorno dell’investimento è quella che più spesso blocca o accelera una trattativa. I dati OSAM danno una risposta molto concreta:

Dato chiave: Non esiste una variazione sensibile nel tempo di payback tra grandi aziende e PMI. Il ritorno dell’investimento risulta sostanzialmente allineato indipendentemente dalla dimensione aziendale. Questo significa che il VLM non è una scelta da grandi gruppi: è una scelta che si giustifica su qualsiasi scala dimensionale, purché il problema sia reale.
Anche il processo decisionale è più rapido di quanto molti si aspettino: la maggioranza delle aziende conclude la scelta del fornitore e della tecnologia tra 4 e 6 mesi. Un terzo lo fa in meno di 3 mesi.
Cosa avrebbe aiutato a decidere meglio? I rispondenti indicano, nell’ordine: la possibilità di testare la soluzione in un contesto simile al proprio, un supporto strutturato nella fase progettuale, e un aiuto nel calcolare il ROI atteso. Non il prezzo. Non la scheda tecnica.
La scelta del fornitore: cosa conta davvero (e non è il prezzo)
Dalla survey emerge un’indicazione molto chiara su cosa guida la scelta del fornitore di VLM: supporto tecnico e integrazione software superano il prezzo come criteri di selezione. La priorità va alla ricambistica e all’assistenza full service, a garanzia della continuità operativa.
Questo non è un dettaglio di posizionamento: è la fotografia di un mercato che sta maturando. Chi ha vissuto un fermo impianto per un ricambio introvabile, o chi ha pagato mesi di inefficienza perché il software non si integrava con il gestionale, non torna indietro. Cerca chi garantisce continuità, non chi fa il prezzo più basso in offerta.
L’acquisto di un VLM è frutto di un approccio strategico di lungo periodo: lo dice la ricerca OSAM, lo confermano le aziende che oggi gestiscono in media 4,1 VLM installati per sito.
La prova sul campo: quando il dato di ricerca incontra la realtà produttiva
I dati OSAM parlano di payback indipendente dalla dimensione aziendale. Vale anche per contesti ad alta complessità operativa, quelli in cui il costo del fermo produzione è il vero parametro da misurare.
Un esempio concreto: Duvel Moortgat, gruppo birrario con oltre 20 brand in portfolio e linee soggette a frequenti cambi di attrezzaggio, gestiva circa 6.000 referenze di ricambi su scaffalature statiche. Con l’introduzione di SILO² di ICAM integrato con il gestionale aziendale tramite ICON, il software di gestione del magazzino, il risultato più rilevante non è stato lo spazio recuperato seppur di peso (–70% di ingombro), quanto il vantaggio sull’operatività: il flusso operativo è diventato fluido, con zero fermi macchina dovuti a ricambi non reperibili. Un KPI di produzione, non di magazzino.

SILO²: non un VLM generico, ma un magazzino verticale multi-colonna configurabile sulle reali esigenze
Uno degli errori più comuni nella valutazione di un VLM è trattare tutti i prodotti come equivalenti, distinguendoli solo per portata, altezza e numero di vassoi. Questo approccio lascia fuori dal confronto tutto ciò che conta: la configurabilità reale, l’adattabilità al layout, la logica di picking, l’integrazione software.
SILO² è il magazzino verticale multi-colonna di ICAM, progettato per adattarsi al contesto produttivo invece di imporre al cliente un formato standard. Con oltre un miliardo di configurazioni possibili di serie, SILO² permette di modulare colonne, baie, vassoi, modalità di suddivisione e permette lo stoccaggio intelligente di diverse tipologie di prodotti.
La differenza si vede in tre situazioni specifiche:
- Quando il layout disponibile non è standard e richiede configurazioni particolari di baia o accesso
- Quando si gestiscono articoli con pesi e dimensioni molto diverse nello stesso sistema
- Quando la baia di prelievo deve diventare una postazione di lavoro ergonomica, che facilita e rende veloce e preciso il lavoro degli operatori, non solo un punto di accesso ai materiali
ICON, il software di gestione proprietario ICAM, integra SILO² con i sistemi aziendali esistenti, ERP, WMS, MES, rendendo ogni operazione tracciabile, misurabile e migliorabile nel tempo. IRIDE, il sistema di guida visiva al picking integrato nelle baie di lavoro, rende l’operatività sempre efficiente e veloce, indipendentemente dall’esperienza del singolo operatore.
Quando un VLM ha senso: i criteri giusti per valutarlo
La ricerca OSAM identifica i contesti in cui l’adozione di un VLM porta i risultati più misurabili. Si tratta di una lista di condizioni operative:
- Gestione di componenti, ricambi e minuteria ad alta rotazione con variabilità elevata di referenze
- Saturazione dello spazio a terra, con impossibilità di espandere i magazzini esistenti
- Alta incidenza del tempo di ricerca e prelievo sul costo operativo totale
- Errori di prelievo che impattano qualità del servizio o continuità produttiva
- Necessità di integrazione con gestionali aziendali e tracciabilità dei movimenti
- Contesti multi-turno o multi-operatore in cui la performance deve essere affidabile sempre e non dipendente dalle persone
Se anche solo due o tre di questi elementi sono presenti nel tuo contesto operativo, vale la pena fare un’analisi seria. Per capire se un VLM è la risposta giusta al tuo problema specifico.
La tecnologia giusta è quella progettata sul problema reale
I dati OSAM 2025 fotografano un mercato che ha cambiato modo di scegliere. Non si cerca più solo una macchina per ottimizzare lo spazio. Si cerca un sistema che porti controllo, integrazione, continuità e capacità di evolversi nel tempo.
La differenza tra un VLM che porta ROI e uno che porta delusioni sta quasi sempre nella fase che precede l’acquisto: quanto si è analizzato il contesto reale, il flusso operativo, le esigenze di integrazione?
In ICAM il percorso parte sempre dal problema da risolvere. Prima si capisce cosa non funziona e perché. Poi si costruisce una configurazione che risponde a quel problema specifico, non un prodotto standard calato su misura per sembrare custom.
Vuoi capire se SILO² è la risposta giusta per il tuo contesto?